10 cose da sapere prima di Investire a Dubai

Investire a Dubai, fino a qualche anno fa era la capitale mondiale degli investimenti nel settore del mattone, sia dal punto di vista del numero degli affari che da quello del loro livello ( si tratta infatti maggiormente di immobili di lusso). Tuttavia, la crisi finanziaria ha colpito anche questa località, provocando un abbassamento della percentuale di soddisfazione proveniente dagli investimenti immobiliari.

Tuttavia non si deve dimenticare che sono molti quelli che, avendo una conoscenza più approfondita del settore, hanno coronato i propri progetti. Vediamo quindi quali sono le cose da sapere e quali sono i falsi miti su Dubai e sul suo settore immobiliare.

1. Dubai è la vera metropoli del Golfo: conta 2 milioni di abitanti e 20 tra i 100 grattacieli più alti in tutto il mondo. L’attrazione che esercita sugli investitori (molti provenienti dall’Italia e dall’Eurozona) rimane enorme grazie alla bassa tassazione, ai continui investimenti ed al conseguente grande movimento di capitali con joint venture in associazione con le società locali. Tuttavia, nonostante le condizioni favorevoli, Dubai non è un paradiso fiscale: per i residenti (persone fisiche o società) non è prevista alcuna tassazione, grazie al Dubai Tax Income Decree. Non sono neppure previste l’Iva, le ritenute o l’imposta sul reddito societario. L’unica tassazione prevista riguarda le banche internazionali e le grandi compagnie petrolifere. I residentisono soggetto solamente ad  una tassa sugli immobili che abbiano una destinazione commerciale e residenziale (hotel o residence), con un importo variabile a seconda della qualifica ricoperta.

2. Dubai è un cantiere a cielo aperto. Dopo lo sfiorato default del 2008, la città si sta preparando all’Expo 2020 che potrebbe far arrivare anche 25 milioni di visitatori oltre a migliaia di investitori stranieri. Intanto il settore del lusso, che non ha mai conosciuto crisi, sta aumentando ancora il proprio indotto, tanto da risultare la migliore performance a livello mondiale.

3. Per vivere e investire a Dubai non è necessario chiedere e ottenere la cittadinanza. Quasi tutti i residenti, infatti, si limitano a fare un visto per tre anni e rinnovarlo di volta in volta. Resta da tenere a mente che la crescita economica del 10% della popolazione è fondata sul restante 90%, cioè gli stranieri residenti, composti non solo da investitori ma anche da un enorme bacino di manodopera pagata pochissimo.

4. Per investire a Dubai la joint venture con aziende locali non è obbligatoria. Se non si vuole operare con una filiale (in cui la partecipazione è sbilanciata a favore dei locali), si può aprire la propria società nelle free zone aperte dalle autorità a Dubai. A causa del grandissimo numero di aziende che vogliono aprire negli Emirati, l’iter per le pratiche si aggira sui 90 giorni.

5. Per incentivare gli investimenti immobiliari da parte degli stranieri, il governo di Dubai ha varato apposite leggi che prevedono la tutela degli acquisti e un intensificarsi dei controlli sulle compravendite. Inoltre, si sono stabilizzati i prezzi sia nel settore delle compravendite che in quello delle locazioni. Queste riforme hanno portato Dubai ad essere considerata come la città più competitiva di tutto il MENA (Medio Oriente e Nord Africa) da parte degli investitori stranieri. Ciò che la rende maggiormente concorrenziale è l’enorme disponibilità di immobili di alto livello (grazie anche allo sviluppo continuo dell’edilizia), la trasparenza del mercato immobiliare e la sua grande liberalizzazione. Allo stesso tempo le autorità governative hanno posto in essere ingenti investimenti nel settore della pubblica utilità e vantaggiose condizioni per gli investitori stranieri. Tra questi incentivi vi è una legge del 2007 che permette agli stranieri di diventare, in zone specifiche di Dubai, pieni proprietari di immobili.

6. Queste zone sono le free zone, che da anni stanno ricevendo incentivi sempre più consistenti: non solo si caratterizzano per la libera iniziativa economica, i benefici connessi alla locations come valore aggiunto e i vantaggi di natura fiscale, ma sono diventate agglomerati urbani veri e propri. Tra l’altro ognuna delle free zone ha una sua specifica destinazione e altre sono in fase di sviluppo.

7. Se si vuole investire nel settore immobiliare di Dubai non bisogna dimenticare la sua stretta relazione con quello turistico. Lo shopping di lusso, il clima, i servizi, il mare e le numerose strutture ricettive hanno reso la città una meta molto amata dal turismo internazionale.

8. Da anni la politica degli Emirati Arabi è di investire in progetti immobiliari e architettonici che attirino l’attenzione sia dei turisti che degli investitori. In questo modo le opportunità d’investimento sono infinite anche in zone meno convenienti dal punto di vista fiscale. A Dubai sono state create altre città nella città, oltre alle free zone: si tratta degli insediamenti urbani sull’acqua. Sono quartieri esclusivi, con appartamenti e ville di altissimo livello serviti da tecnologie per lo sviluppo sostenibile e da infrastrutture all’avanguardia, un valore aggiunto che non fa altro che aumentare il valore degli investimenti immobiliari.

9. Un investimento immobiliare a Dubai è da considerare anche riguardo al valore aggiunto che si può ottenere. La città è servita da eccellenti infrastrutture e si trova in una posizione veramente strategica, fatto che le ha permesso di diventare sede e destinazione ideale per gli affari da e per Europa, Asia e Africa.

10. Per investire a Dubai è essenziale rivolgersi ad esperti del settore immobiliare con una squadra di professionisti internazionali (non tuttologi) che possano assistere l’investitore a 360 gradi, sia nel Paese d’origine che negli Emirati Arabi,  dal momento della pianificazione dell’investimento alla sua realizzazione.